I racconti

delle escursioni letterarie

Desi e Greta sono due studentesse di lettere che hanno fatto un'escursione con noi, a monte Vibiano, dove aleggia lo spirito dell'imperatore Gaio Vibio Treboniano Gallo. Abbiamo camminato, abbiamo...sudato (era una giornata molto calda), ci siamo seduti all'ombra degli ulivi e poi abbiamo scritto qualcosa. La sfida era improvvisare un incipit, ma qui siamo andati ben oltre.

Giudicate voi.

Dalla cima dell’ulivo li vedevo seduti nel prato. Chissà perché se ne stavano lì, fermi, con uno strano oggetto in mano. Le prede perfette da pungere: statiche, assorte, non attente a me. Eppure non avevo voglia di pungerle. C’era qualcosa in loro che non avevo mai visto, forse nei loro occhi. Le persone che vengono in questo campo di solito fanno cose diverse: lavorano, raccolgono le olive, camminano velocemente, fanno l’amore. E loro, ho voglia di pungerle. Questi invece… parlano. Non capisco cosa si dicono, ma percepisco che è importante. E allora li lascio fare. Noi api, se parliamo, lo facciamo con un intento ben preciso; sempre operose, mai futili. Loro perdono tempo. Eppure sembra piacevole. Quindi li lascio fare.

Desi Sabatini

25/07/25

Mi ricordo di quattro amici al bar. Tre erano arrivati insieme e non avevano aspettato il quarto per fare colazione perché erano troppo affamati; avevano passato la notte in bianco e l'odore delle paste delle 6.30 del mattino era troppo invitante. Uno dei tre ne prese solo una mentre gli altri due ne divisero anche un'altra oltre alla propria. Dopo un po' arrivò l'ultimo amico insieme ai colleghi di lavoro. Il bar si affollò e si diffuse un chiacchiericcio pieno di vivacità. Il ragazzo raggiunse i suoi amici e raccontò loro come era andata la prima parte del lavoro. Poi ordinò un bicchiere di latte e mentre lo beveva gli si versò macchiandogli la divisa di lavoro. L'amica lo guardava e sorrideva, pensando a come fossero strani e belli i venti anni, quando ti affacci all'età adulta e al mondo del lavoro, ma ancora ti sbrodoli nel bere un bicchiere di latte. Mi ricordo di quattro amici al bar, ognuno con i propri pensieri e vissuti, ma uniti da un affetto reciproco che li avrebbe accompagnati per il resto della vita.

Greta Diodato

25/07/25

Linda, Diego e Sara sono una splendida famiglia che ha soggiornato da noi 4 notti nel mese di novembre, un periodo apparentemente inconsueto per fare escursioni letterarie.

Armati di giubbetti impermeabili e cappellini abbiamo seguito i sentieri del Percorso Verde, un bellissimo itinerario che si snoda sulle colline intorno a Mercatello, fino a giungere al nascente Teatro della Terra d’Umbria dove ci siamo riposati, abbiamo mangiato i panini preparati al B&B e scritto racconti. Al rientro, una sosta da Paola per rifocillarci ci ha permesso di leggere quanto avevamo scritto e di confrontarci tra noi.. Inutile dire che, anche in questo caso, i racconti generati sono sorprendenti e incantevoli.

ERMENEGILDO "IL TRUCE" di Diego Platter (53)

Al limitare della foresta, proprio dove passava l'unica pista battuta,
gli ultimi lembi di nebbia restavano attaccati, cocciuti, allo spesso strato di fogliame in disfacimento.
Li vicino scorrevano, placide, le torbide acque del torrente Nestore.
La lepre, col suo andare nervoso, annusava curiosa tra un cespuglio e l'altro, in cerca di qualcosa di commestibile,
totalmente ignara di essere osservata da due gelidi occhi color ambra.
Il lupo era da un pó che la puntava. Aveva passato una lunga nottata infruttuosa e quella facile preda,
dalle lunghe orecchie pelose, sarebbe stato il giusto riconoscimento alla sua perseveranza di instancabile predatore.
Proprio quando, i sensi all'erta e i muscoli contratti nello spasmo della tensione, si apprestava a spiccare il balzo fatale,
il suolo iniziò a vibrare, prima in maniera impercettibile, poi sempre più evidente. 
Distinti arrivavano, come echi riflessi dalle colline di Sant'Apollinare, i nitriti dei cavalli lanciati al galoppo e il clangore delle spade
che sbattevano contro le corazze.
Fu un attimo, ma tanto bastò per allarmare la lepre che, terrorizzata e a grandi balzi, si diede ad una fuga precipitosa nel sottobosco.
Al lupo, perplesso, non restò che osservare ancora per qualche secondo nella direzione dalla quale provenivano i rumori e
rimettersi in caccia, più affamato che mai.
Il duca Ermenegildo di Marsciano, alla testa del suo esercito, sbucava proprio in quel momento dalla curva dietro i castagni secolari, cavalcando fieramente, con lo sguardo truce,
il suo destriero da guerra, nero come le tenebre.
A poche leghe di distanza intanto, sulle dolci colline illuminate dai primi raggi del tiepido sole autunnale e al riparo delle massicce mura e dei torrioni, la vita quotidiana
degli abitanti di Spina riprendeva calore.
Tra i vivaci schiamazzi dei bambini, le botteghe degli artigiani riaprivano, una dopo l'altra. 
I maniscalchi ferravano i cavalli, i fabbri preparavano i fuochi per la lavorazione dei metalli, i contadini di Mercatello allestivano le bancarelle con i loro semplici prodotti, all' interno dei forni già cuocevano le grandi pagnotte e c'era chi provvedeva a prelevare l'acqua dai profondi pozzi scavati nel sottosuolo.
Nulla lasciava presagire che quella tranquilla giornata come tante, per molti dei devoti sudditi del principe di Spina, sarebbe stata l'ultima...

01/11/2025


ASSASSINIO AL MERCATO di Sara Platter (11)

Passeggiavo per il salotto, pensando di dover chiamare un elettricista, visto che la luce andava e veniva, 
quando sentii qualcosa battere sulla finestra. 
Mi voltai appena in tempo per scorgere un altro sasso che colpiva il vetro.
Mi affacciai e, nel buio della notte, scorsi la sagoma di un uomo. Solo grazie alla lanterna che teneva in mano, riuscii a vedergli
il volto.
Era il mio amico Peter Jakson che, con uno sguardo urgente, mi disse di scendere.
Aprii la porta e l'aria frizzante della sera mi investì in pieno, rimpiansi così di non aver preso al volo il cappotto.
Mentre pensavo questo, Peter corse verso di me e, prima che potessi offrirgli di entrare, senza neanche prendere fiato, mi disse: 
"Ci serve il tuo aiuto Steve, c'è stato un assassinio al mercato, in piazza!".
Iniziò a boccheggiare, per la mancanza d'aria, quindi gli imposi di riprendere fiato.
Mentre lo faceva gli dissi: "Il luogo esatto me lo dirai dopo, l'importante ora è che tu mi dica il nome della vittima!"
Mi guardò con gli occhi che iniziavano a riempirsi di lacrime.
" É Rosie, Rosie Jakson, mia moglie...!" 

01/11/2025